Oggi, più che mai, la tematica dell'abitare sociale è di cruciale importanza, non solo per la mancanza di soluzioni abitative ma, anche e soprattutto, per l'assenza di una visione strategica nel segno del progresso e della qualità della vita delle famiglie.
Nonostante ciò, e forse in conseguenza di ciò, non esiste attualmente in Italia un monitoraggio sistematico della materia "abitare sociale". Così, da un lato, non si conoscono i dati fondamentali dell'offerta: quante abitazioni pubbliche sono disponibili, dove sono, di che qualità, come vengono utilizzate e gestite, ecc. Peraltro l'abitare sociale, come noto, non si limita all'offerta pubblica di abitazioni in locazione e riguarda anche altre forme di offerta, da quelle cooperative, a quelle realizzate da una varietà di soggetti riconducibili ai settori etici e del non profit, oppure anche l'offerta di abitazioni in vendita a prezzi calmierati o in locazione di mercato assistita da contributo. Ugualmente, dall'altro lato, anche il versante del monitoraggio della domanda risulta generalmente scoperto.
L'Osservatorio sull'Abitare Sociale nasce dalla constatazione che esiste un vuoto di conoscenza da riempire e che, in sua assenza, viene meno la possibilità stessa di affrontare, nella sua globalità, il problema delle forme del sostegno economico alle famiglie che non possono accedere al mercato abitativo.
L'Osservatorio - che ha in programma di trasformarsi in Fondazione - è nato come emanazione del Comitato scientifico e strategico della Romeo Gestioni SPA, ovvero del gruppo napoletano leader europeo nel campo dei servizi di gestione immobiliare, che solo in Italia gestisce oltre 250mila alloggi di edilizia residenziale pubblica, per un bacino di utenza di oltre un milione e 250mila persone. Un'area di interesse sociale sterminato da cui deriva anche una conoscenza consolidata dell'"Abitare Sociale" che ha suggerito la scelta di costituire un Osservatorio per misurare e valutare tutte le dinamiche connesse alla gestione dell'edilizia sociale, la quale non può più essere intesa come mera vicenda amministrativa, ma deve guardare anche a un obiettivo più alto, un obiettivo etico, che è possibile definire come la civiltà dell'abitare.